Quotes

"I had little dubt that what I was witnessing on this beach was the inevitable conseguence of a hideous collision of cultures. When the instinctive, annual compulsion of seabirds to migrate met a vast, floating oil slick dumped at sea through human thoughlessness and greed, there was only one possible outcome: The utter and complete annihilation of those penguins. This would have been indescribably ghastly had it been the result of an accident. That it should be the result of deliberate actions taken in the full knowledge of a likely conseguences defied any kind of rationalism or acceptance"

[The penguin lessons - Tom Michell]

Saturday, 7 January 2017

Recensioni letterarie #1 - The penguin lessons

Autore: Tom Michell
Anno: 2015

Questo libro parla della meravigliosa amicizia tra un inglese emigrato in Argentina e Juan Salvador, il pinguino che ha cambiato la sua vita.

Tom insegna in una scuola inglese a Buenos Aires e, durante le vacanze, trova questo Juan su una spiaggia dell'Uruguay, impantanato in un enorme pozza di petrolio nel quale sono morti soffocati tutti gli altri pinguini che vivevano nella zona.
In qualche modo Juan si fa sentire e il nostro giovane protagonista lo salva e lo porta in casa sua per pulirlo con l'idea di rimetterlo in mare il giorno dopo.
Per una ragione o per l'altra il pinguino rimane attaccato alla vita di Tom che non potendolo lasciare decide di riportarlo clandestinamente in Argentina con un viaggio che definire epico e riduttivo.
Nel giro di poco tempo Juan entra nel cuore e nelle vite di tutte le persone della scuola, diventando persino la mascotte della squadra di rugby. La sua impronta più importante tuttavia la lascera nella vita di Diego, un ragazzo timido ed introverso che troverà in Juan il modo di uscire dal suo guscio.
Ultimo ma non per importanza, questo incontro permetterà a Tom di rivedere il suo punto di vista sulla posizione dell'uomo sul mondo.

Quando ho letto sul frontespizio "A true story" ho sorriso,lo ammetto, tuttavia alla fine è verosimile come storia,sopratutto perché è condita con riflessioni dell'autore sull'impatto dell'uomo sull'ambiente cheio ho personalmente apprezzato.

Vorrei condividere una frase che mi ha colpito particolarmente.
L'ho letto in lingua originale quindi scusatemi se la traduzione sarà approssimativa.

«I had little dubt that what I was witnessing on this beach was the inevitable conseguence of a hideous collision of cultures. When the instinctive, annual compulsion of seabirds to migrate met a vast, floating oil slick dumped at sea through human thoughlessness and greed, there was only one possible outcome: The utter and complete annihilation of those penguins. This would have been indescribably ghastly had it been the result of an accident. That it should be the result of deliberate actions taken in the full knowledge of a likely conseguences defied any kind of rationalism or acceptance»

«Ho il dubbio che ciò che stavo osservando su quella spiaggia eral'inevitabile conseguenza dell'orrenda collisione tra culture. Quando l'istintivo annuale impulso degli uccelli a migrare incontra una vasta e galleggiante pozza d'olio lasciata in mare dall'avidità e dalla stupidità umana, vi era una sola possibilefine: il totale annientamento di quei pinguini. Ciò sarebbe stato indicibilmente orribile se fosse stato un incidente. Questo è tuttavia il risultato di azioni prese in piena coscienza che sfidano il raziocinio e l'accettazione»

Consiglio questo libro in quanto tocca una ramificata serie di argomenti: dal viaggio all'amicizia, all'ambientalismo. Insomma credo che ce ne sia per più di un palato.

-ldmarchesi


Saturday, 19 November 2016

Saette #1 - La caduta

Le saette vogliono essere degli scritti racchiusi al massimo in una pagina.
Tentare di trasformarle in trame più strutturate potrebbe, a mio avviso, rovinarle.

La caduta
Tutti devono morire questo è certo. Ma quello che è toccato alle creature di cui vi parlerò oggi, è forse il più terrificante dei destini possibili.
Loro hanno avuto l'impercettibile sfortuna di cadere in un pozzo temporale il cui unico fondo è l'inizio del tempo.
Di tanto in tanto la loro coscienza riesce ad uscire dal pozzo per pochi secondi poi ricominciano la loro caduta indietro nel tempo fino al punto zero.
Penserete voi che salvarli possa risultare un gioco da ragazzi, sopratutto immaginando che qualche razza aliena possa avere la tecnologia per tirarli fuori ma riflettete un'attimo sul destino che è toccato a questi.
Immaginate la loro coscienza che esce per pochi secondi. Tu li vedi, magari ti spaventi e scappi anche se vogliono solamente chiedere aiuto. La loro prossima apparizione sarà nel passato, in un punto della tua vita in cui non puoi ricordarti di averli già visti.
Loro inizieranno ad apparire più di frequente nella storia umana. Visioni sempre più frequenti ma sempre più antiche, decenni, secoli, millenni fino a quando l'umanità non sarà ancora in grado di descrivere un simile incontro.
A quel punto, semplicemente queste creature smetteranno di esistere per noi e per tutti.
Vi starete chiedendo cosa gli succederà quando arriveranno al big bang.
Beh sperate che quel piccolo, neonato e ben più ordinato cosmo sia magnanimo con loro.

-ldmarchesi

Tuesday, 23 February 2016

Hai impegni per la fine del mondo? - Capitolo Finale

Eccoci alla fine di questa prima grande avventura nel tempo. Ma non preoccupatevi, presto c'è ne saranno altre.

Capitolo 4:
Un viaggio del genere te lo ricordi per tutta la vita.
All'andata aveva solo camminato nel vortice, qui Numa era stato spintonato in un'uragano temporale che lo aveva letteralmente scaraventato all'interno del parco del Valentino.
Uscì dalla capsula conficcata nel terreno. Venne pervaso da un conato di vomito ma sapeva che doveva sbrigarsi. Estrasse i file che aveva caricato sul suo analizzatore.
Controllò l'orologio che aveva al polso, erano le 11.13 di sera del 7 maggio 2015. Khard sarebbe arrivato in 47 minuti, doveva correre.
Dopo quasi 20 minuti era nei pressi di piazza Castello. L'analizzatore emise un bip. La sua copia stava per arrivare.
Raggiunse le coordinate date dalla bussola ed entrò in un piccolo negozio di antichità.
Un lampo arrivò dall'altro lato del negozio. Numa si nascose dietro il bancone. Lo spettro era lì. Era consistente come un essere vivo ma Numa sapeva che non era così.
Corse verso di lui e gli tirò un pugno che non ebbe alcun effetto se non quello di far arrabbiare la creatura.
«Non capisco perché tu voglia fermarci, tu ci hai creati.» disse la creatura afferrando Numa per il collo sollevandolo da terra.
«Già! Avrei voluto non averlo fatto» rispose lui calciando violentemente mentre un altro bip arrivò dal dispositivo. Khard stava arrivando.
Numa afferrò il suo clone e si lanciò fuori dalla vetrina mandandola in frantumi mentre il suo avversario gli tirò un paio di pugni. Il giovane prese un frammento di vetro e pugnalò la creatura che iniziò a dissolversi nel nulla.
Numa lo vide, stava camminando verso la casa, quindi corse in una stradina secondaria per arrivare il prima possibile.
Scavalcò la cancellata e ruppe la serratura di bloccaggio, ben conscio che avrebbe fatto partire la. Poco importante, doveva fare veloce.
Era dispiaciuto di non poter essere presente al vero evento, ciò che sarebbe avvenuto poche ore dopo. L'atto di diventare un dio. Ciò che non sarebbe mai successo, almeno per lui.
Una delle stanze museali finiva con una tenda rossa che si affacciava sulla sala della riunione, nella stanza erano custodite le reliquie di un futuro passato. Tecnologie che avrebbe voluto studiare negli anni successivi.
Si affacciò alla finestra e osservò gli spostamenti di Khard all'interno della stanza. Lo osservò mentre parlava con Natasha seguendolo poi verso la macchina, c'era qualcosa che gli sfuggiva, non capiva cosa ma quando il fantasma iniziò a parlare guardando nella sua direzione capì cosa stava succedendo: lui era già stato lì, lo aveva già fatto e aveva fallito, doveva cambiare il corso della storia.
«Fermo!» urlò mentre Khard stava per premere il pulsante che avrebbe aperto il portale.
«Chi sei tu?» chiese il se stesso del passato vedendosi allo specchio.
«Ehm... Nessuno» rispose lui osservando Khard «Tu! Non provare a premere quel pulsante»
Aveva gli occhi di tutta la stanza addosso e non sapeva bene come risolvere la faccenda. Avrebbe voluto eliminare il bersaglio senza remura alcuna ma sapeva che ciò non avrebbe portato da nessuna parte. Doveva utilizzare la ragione.
«Il mio nome è Matteo Numa, sono l'attuale padrone di questa casa e al momento...» prese una pausa «...Sono l'artefice della fine del mondo, sono l'artefice di un cataclisma che manderà in frantumi ogni cosa, non sto parlando solo del nostro mondo materiale» spostò lo sguardo verso la moglie e i figli «se continuiamo con questa follia immane perderemo la nostra umanità. Vedete, milioni di anni fa l'evoluzione ha creduto in noi, ci ha dato gli strumenti per diventare i custodi, i protettori del mondo e noi cosa abbiamo fatto? Ne siamo diventati i dittatori: Non possiamo diventare dei, non possiamo perché gli dei sono nati quando abbiamo iniziato ad aver paura di prenderci le nostre responsabilità. Noi dobbiamo essere umani, semplicemente umani e fare quello per cui siamo nati, risolvere le cose con ingegno e passione scendendo dal piedistallo che ci siamo eretti, tornando gli umili Sapiens che hanno trasudato cultura e scienza per migliaia di anni nel passato e che lo faranno per moltissimo tempo nel futuro.».
Finito il discorso Khard era in lacrime, sembrava aver capito da dove venisse. Osservò la persona che stava per rapire, poi osservò di nuovo l'oratore che aveva ammutolito la stanza. Ci furono cinque minuti di intenso silenzio poi il fantasma si dissolse nel nulla, come se non fosse mai esistito.
Matteo salì al secondo piano verso la torre dove avrebbe voluto posizionare un tempio in onore di colei che avrebbe posto la pietra miliare tra umani e macchine.
Tutto ciò in cui aveva creduto fino ad ora, non esisteva più, tutto spazzato via.
Nel giro di poche ore, ognuno era tornato al proprio tempo.

I due Numa si fissarono negli occhi per un intero interminabile minuto. C'è chi dice che se la stessa persona vede il sé del futuro si crei un paradosso distruttivo. E se semplicemente ci si possa unire assieme in modo da ampliare la propria sfera cognitiva? Del resto è noto a tutti che i veri responsabili della fine dell'universo sono gli esseri stellari del quadrante 85u.


-ldmarchesi

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Qui trovate il capitolo 1.
Qui trovate il capitolo 3.

Tuesday, 16 February 2016

Hai impegni per la fine del mondo? - Capitolo 3

Capitolo 3:
Numa e il suo discendente, quello vero, erano stati legati ad un pilastro isolato ai margini della stanza mentre Khard, con i suoi ingegneri, metteva a punto uno strano tipo di macchinario.
Ora l'uomo del passato aveva una chiara idea della storia dato che le immagini sui muri erano state modificate, insomma, non dovevano più essere nascoste.
I kronog erano il retaggio di forme di vita passate, delle creature che si formarono nell'istante esatto del cataclisma, erano spettri temporali a tutti gli effetti che erano riusciti a prendere coscienza.
Osservandoli negli occhi loro percepiscono dove tu sia, che puoi vederli ma la loro struttura percettiva non fa capire loro chi è buono o cattivo.
Uno di loro, il più vecchio essere umano della terra prima del cataclisma, il quale si faceva chiamare Kharn, riuscì ad entrare in contatto con il vecchio e ne assunse le capacità cognitive diventando l'essere che è ora.

«Sono felice di poter incontrare l'uomo che ha dato il via alla fine del mondo» disse il vecchio che vicino a lui, con un ipocrita sorriso, si presentò come Artemisio Numa.
Numa osservò le creature che stavano lavorando sul macchinario «Lo so, mi sto pentendo di quello che ho fatto, l'avidità ha consumato il mio giudizio nel momento in cui ho scoperto che tutto era possibile».
Il vecchio stava per rispondere quando la sua orrenda copia si diresse verso di loro «Signor Numa, è giunto il momento di dimostrarci quanto possa essere solida la volontà di diventare un dio»
«Che cosa volete farmi?» chiese lui terrorizzato.
«Ci assicureremo che il suo corpo torni indietro, a quella riunione, e si assicuri che molte più persone vedano lo scempio che lei ha commesso»
«Cosa intende?» chiese Artemisio.
«Lei crede di sapere cosa si prova a fluttuare nei detriti del tempo senza alcun tipo sentimento se non quelli legati alla propria morte? Crede che sia bello vagare incorporei solo con inesauribile e rabbiosa conscienza? Ricordo ancora il momento in cui sono morto diventando un Kronog, ricordo il momento in cui sono stato catturato dal vortice temporale creato dalla sua folle idea: vagavo avanti e indietro nel tempo cercando soluzioni a un problema che non ne aveva. Nel momento in cui sono uscito, avevo ben chiaro cosa dovevo fare»
«Non capisco! Se pensi che questo sia orrendo per te, per quale motivo vuoi che molti altri lo provino?»
Khard lo fissò e con una voce rabbiosa spiegò esattamente cosa voleva «Perché so chi è stato l'artefice di tutto questo, sei stato tu, ti ho portato qui affinché tu osservi la fine del mondo» prese una pausa «Voglio che tu ti sieda comodo osservando le persone che ami iniziare a fluttuare qui davanti a te».
In quel momento apparvero dei fantasmi dalle pareti, Numa osservò i loro occhi vuoti e gli venne un colpo al cuore. Sua moglie e suo figlio erano li davanti a lui.
«Mio caro, queste sono le persone che più tu ami. Io farò in modo di farti avere sulla coscienza loro e tutta la tua famiglia. Tutto il tuo retaggio genetico. La tua stessa empatia ti farà crollare, dopodiché assieme ci disperderemo nella fine dell'universo»
Detto questo Kharn lo mise a forza nella macchina che consisteva in una struttura che obbligava chi ci stava dentro a simulare una X con mani e piedi imbrigliati in morse.
Una potentissima scarica di energia attraversò il corpo dell'uomo che poco dopo venne relegato di nuovo vicino al vecchio mentre una delle creature stava assumendo la sua forma.
Numa era terrorizzato ma il vecchio gli sussurrò qualcosa nell'orecchio.

I pochi secondi successivi furono fondamentali anche se non decisivi per un probabile lieto fine a questa storia di barbarie temporali.
Con un'affilatissima lama Artemisio distrusse le manette che tenevano legati lui e Numa poi attivò una granata che per qualche secondo fece sparire tutte le creature dalla stanza.
«Muoviti» gridò al giovane antenato.
«Cos'era?» una granata ad inflazione dimensionale, li ha rispediti a casa chiudendo momentaneamente la frattura ma tra pochi minuti saranno di nuovo qui.
Camminarono per quasi 10 minuti fino a che, finalmente, Numa non riconobbe le mura della sua casa.
«È ancora qui, perché non l'hanno distrutta?» chiese Numa.
«Non credo la considerassero una minaccia» fece giustamente notare Artemisio «Ma in realtà l'ho trasformata».
«In cosa?» chiese Numa mentre entrarono nel salone principale dove lo stabilizzatore caotico quantistico, dormiente e riparato alla bene e meglio dopo l'intelligiente idea di Kharn di buttarci dentro l'alluminio, attendeva di essere riattivato.
In lontananza, dei suoni sinistri, fecero capire che le creature stavano riemergendo.
«Cosa facciamo qui?» chiese Numa.
«Ho trasformato questo oggetto meraviglioso in una macchina del tempo. La tua missione è di tornare indietro e... ...fare qualcosa ma ricordati che ci sarà un Kharn che non sa chi effettivamente tu sia, un te stesso finto e un te stesso in carne ed ossa che non ha ancora idea delle ore che lo aspettano».
Numa annuì.
«Io ti suggerireri di uccidere il finto te stesso e poi preoccuparti di impedire a Kharn di rapirti o qualcosa di simile» disse il Artemisio osservando lo sguardo perplesso del giovane che ribattè prontamente «E se tornassi un pelo più indietro e impedissi a me di fare sto casino?».
Il vecchio lo osservò con dissenso «Non essere idiota, ormai il tempo è una frittata, non otterresti nulla». Numa annuì osservando la macchina che avrebbe dovuto usare. Faceva paura con quel nuovo aspetto da salvatrice del mondo.
Le creature erano vicinissime, dovevano sbrigarsi.
L'attivazione della macchina fece molto rumore, di sicuro non avrebbero più potuto nascondersi a lungo.
Il giovane entrò nell'alloggiamento appositamente costruito da Artemisio il quale iniziò le procedure per il lancio temporale.
«Aspetta» chiese Numa prima che il vecchio chiuse la porta «come si uccide un Kronog?».
L'uomo ci pensò un attimo «Beh, prima di tutto cerca di non guardarlo troppo negli occhi, poi...» prese una pausa «... se lo uccidi la sua entità dovrebbe tornare nella sua dimensione, almeno immagino possa essere stato così prima della frattura».
Il ragazzo sorrise al "dovrebbe" poi Artemisio lo guardò «sei sicuro di volerlo fare?».
Numa lo guardò sudando e tremando in modo contenuto, era accovacciato in una piccola cabina e tutto ciò che gli venne in mente fu «Se lo avessi già fatto?».
Il vecchio chiuse la cabina con una lacrima che scendeva giù dal viso.
Prima che qualunque cosa potesse succedere riaprì la cabina per un ultimo avvertimento «Usa la porta sul retro, la spia è danneggiata.Non ci faranno molto caso».
«Nessuno l'ha mai aggiustata quella porta vero?». «No!» rispose l'uomo.

Alle sue spalle Kharn, Lurath e altri due fantasmi umani entrarono nella stanza e non sembravano felici di vedere il loro prigioniero in una rampa di lancio intertemporale. «Artemisio, l'abbiamo inviata indietro nel tempo due minuti fa, esca da quell'oggetto e parliamo di affari».
Artemisio Lanciò un'imprecazione e attivò il meccanismo che in un aglomerato di folgori, elettricità statica, scintille e parecchio rumore lanciò la capsula indietro nel tempo.


-ldmarchesi

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Qui trovate il capitolo 1.
Qui trovate il capitolo 2.
Qui trovate il capitolo 4.

Tuesday, 9 February 2016

Hai impegni per la fine del mondo? - Capitolo 2

Capitolo 2:
Il vortice si aprì ai piedi di una parete rocciosa appena fuori da una grande città.
Akustem era una delle ultime città che il pianeta terra poteva vantare.
Miliardi di anni prima sarebbe stata considerata all'apice del suo splendore e dell'evoluzione tecnologica ma tempo prima qualcosa successe, un problema, un paradosso temporale di dimensioni apocalittiche fece crollare il tessuto della realtà e quindi cose nuove e vecchie coesistevano dove mai avrebbero dovuto, il principio di esclusione di Pauli e l'indeterminazione di Heisenberg erano solo più i folli deliri di pazzi chiusi nei manicomi.
Tutto ciò che c'era oltre la bariera temporale, che avevano appena superato, altro non era che un'aberrazione della natura: l'uomo (e un uomo in particolare) aveva giocato a fare dio fino a che del tempo non rimaneva più nulla se non una singola piccola frattura da cui il passato fluiva lentamente discostandosi dal futuro.
Kharn venne scaraventato fuori dalla singolarità immediatamente seguito da Oscar Numa che sembrava non aver gradito quel viaggio, soprattutto in quanto prigioniero.
Pochi minuti prima, nella casa, era successo un rapimento in piena regola, un rapimento che Kharn aveva progettato per dieci lunghi anni.

Il piano B si era evoluto attraverso una serie di ovvi punti:
1 – Far arrivare un braccialetto al padrone di casa tramite passaggi di mano e retaggi familiari. Doveva però stare attendo perché dopo 800 anni il braccialetto avrebbe iniziato a corrodersi,e se fosse arrivato troppo presto non avrebbe avuto il tempo di creare un legame con il gene di riferimento: doveva assicurarsi che gli antenati che per primi lo avrebbero posseduto non fossero antecedenti al 1300 dc.
2 – Creare una modifica genetica localizzata di tutta la stirpe: l'attivazione di un congegno nascosto nel braccialetto avrebbe permesso di trasformare in una marionetta chiunque avesse avuto quel dato gene, che avrebbe dovuto subire una lunga selezione nel corso della storia. Kharn sapeva bene come le uova coprissero l'orrendo sapore di quel miscugio biomolecolare.
3 – Disattivare gli stabilizzatori caotico-quantistici era fondamentale per abbattere il momento elettro-polare che avrebbe impedito la creazione di qualunque singolarità temporale all'interno della casa.

ATTENZIONE!!!
Non avvicinare oro e alluminio alla macchina

Questo era scritto a chiare lettere sugli imballaggi degli stabilizzatori, soprattutto sui primi modelli. Quelli della serie C45-789-fg3 erano i più propensi a corrodersi con particielle di Au o Al disciolte nel proprio sistema di refrigerazione.
4 – Lo spegnimento degli stabilizzatori non serviva solo a permettere la creazione della singolarità ma anche la creazione di un corridoio che gli avrebbe permesso di oltrepassare la barriera senza uscire dall'universo (non aveva più energia per fare entrambe le cose).
Sapeva bene che un cyborg piuttosto avanzato avrebbe trasmesso un ingente mole di dati a qualunque computer nel raggio di un miglio in punto di morte
Nota: i cyborg non sono immortali.
L'unica pecca era che gli sarebbe servito un potente campo gravitazionale per rallentare il salto ed evitare di schiantarsi contro la barriera.

Fissò di nuovo il messaggio che aveva catturato la sua attenzione per qualche minuto all'interno della casa:

Trasferimento dati 100%
Pacchetto dati 4α-134.5.4 trasferito con successo.

La parte più lunga era stato il trasferimento di un pacchetto di dati così antico nel sistema di immagazinamento delle sue dita.

A quel punto gli era bastato dare il comando e il gioco era fatto.

C'era tuttavia quel piccolo segnale di allarme che aveva ricevuto quando, parlando all'interno della sala, aveva visto qualcuno dietro una tenda al piano superiore della stanza, poco distante dall'attuale padrone di casa. Decise di non pensarci molto e di continuare la missione.

«Signor Numa, benvenuto alla fine del mondo» disse Kharn mostrando al suo prigioniero gli effetti della fine prematura del tempo dopodiché lo libero dal bracciale che lo controllava «Spero che lei capisca di non poter andare da nessuna parte».
Numa annuì «Perché mi hai portato qui?».
«Voglio farle vedere che cosa ha causato all'universo intero la sua bravata familiare» ma si corresse subito «Beh, si ok, lo ammetto, non è solo colpa sua. Anche gli esseri stellari del quadrante 85u hanno fatto la loro parte, ma capirà quanto di loro mi freghi relativamente... Dato che non sono esseri senzienti».
Camminarono fino alla città mentre su di loro quasi 15 soli ruotavano in sincronia perfetta «In realtà è uno solo» spiegò Kharn «una sola stella che nasce e muore ogni poche ore».
«Credo sia una delle conseguenze di un disfacimento temporale» ribatté Numa.
«Già, sembra così ovvio che i nostri scienziati stanno ancora cercando spiegazioni religiose, c'è chi non crede che il tempo si sia frantumato».
I due entrarono nella città.
La via centrale era trafficata e piena di vita, giorno e notte sembravano coesistere, vi erano frammenti di un nero cielo stellato in mezzo all'azzurro delle più calde giornate estive.
La claudicanza di Kharn lo aveva stancato molto durante quella giornata movimentata e dovette sedersi su una panchina in riva al fiume.
Dietro di loro vi erano i grandi scavi della vecchia città, Torino era stata sepolta dopo miliardi e miliardi di anni sotto una montagna che si era innalzata in quella zona.
Il monte Everest si era abbassato di 4000 metri e quello era quindi il punto più alto del pianeta.
Il cielo stellato non era come Numa lo conosceva. Di stelle ne rimanevano ben poche, tutte inghiottite oltre la fine dell'universo.
Tutto ciò che conoscevano sarebbe sparito nel giro di poco.
Ad un tratto qualcosa catturò l'attenzione di Numa: un uomo li stava fissando dall'altro lato del fiume ma non fu difficile riconoscerlo, era alla riunione, era lo scienziato che stava lavorando sul pilastro di confinamento delle radiazioni «Ma come ha fatto a...».
«Cosa?» chiese Kharn senza lasciargli finire la frase. Numa lo indicò e Kharn si alzò di scatto «quello era alla riunione».
Numa annuì spaventato, nessuno dei due si accorse che attorno a loro non vi era più il rumore di una città in fermento ma Kharn ci arrivò dopo poco e si guardò attorno «No, no, no».
«Cosa succede?» chiese Numa spaventato.
«Dobbiamo andarcene» disse Kharn mentre Numa continuava a chiedere spiegazioni.
«Te lo spiego dopo, dobbiamo andare, ti do solo un consiglio. Non fissarli negli occhi»
«Dove sono tutti?» chiese Numa.
«Sono in casa» rispose il Kharn «Nessuno resta più fuori quando ».

Passarono quasi mezz'ora a girare per la città, evitando questi fantasmi temporali, quando raggiunsero la base di una collina che si stagliava sul tetto del mondo.
«Dobbiamo raggiungere quella casa» disse Kharn indicando una costruzione sul cucuzzolo.
Il viaggio sembrava lunghissimo anche perché dovevano attraversare tutta la zona residenziale.
«Chi sono quelle creature?» chiese Numa mentre camminavano.
«Sono fantasmi temporali, sono gli echi di vite passate che permeano attraverso il cataclisma».
Numa annuì «Perché non dobbiamo guardarli negli occhi?» chiese mentre alcuni di loro apparivano sul percorso fissando i due uomini vivi.
«Loro sono vapori di energia e coscienza prossimi all'entropia totale. Sono l'apice massimo della coscienza e se qualcosa di tanto fisico come noi li osserva loro hanno difficoltà a leggere la nostra mente. Per questo a loro non piace essere fissati»
Il bianco cancello della cittadella del mondo si stagliava davanti a loro, scardinato dall'enorme muro in macerie che lo teneva eretto «Immagino fosse bello prima del cataclisma» disse kharn scavalcando un tratto di muro semidistrutto.
Un urlo catturò la loro attenzione. Una donna che stava correndo a casa aveva inavvertitamente osservato uno di loro che, avvicinandosi in modo spaventoso, polverizzò il corpo nutrendosi della sua energia.
Numa avrebbe voluto correre ad aiutarla ma Kharn lo fermò dicendogli che gli sarebbe toccata la stessa sorte, tuttavia le creature avevano percepito la presenza dei due e Khard intimò Numa di entrare in una casa vicina.
Il verso emesso da quelle creature era assordante e raccapricciante. Kharn spiegò che, secondo alcuni teorici, non era altro che il suono di base del tempo. Ovviamente nessuno lo ha mai veramente provato scientificamente.
Kharn sigillò la porta ma sapeva bene che ciò non avrebbe fermato le creature.
«Dobbiamo dirigerci verso il centro di quest'edificio» suggerì Kharn mentre Numa chiudeva le porte alle loro spalle.
La sala centrale era completamente circolare.
Immagini sulle pareti raffiguravano importantissimi eventi storici avvenuti dopo il cataclisma, parlavano di questi fantasmi che fuoriuscirono sterminando l'universo.
Poche roccaforti resistettero a questo attacco.
Questi esseri erano chiamati dai popoli più evoluti i Kronog e avevano intrapreso una grande guerra con i popoli della Terra, avevano tuttavia perso moltissimi combattenti, quindi vennero ricacciati a forza nelle fratture da cui sporadicamente escono per nutrirsi di energia.
Dopo pochi minuti iniziarono a sentire i versi delle creature, dovevano sbrigarsi, in poco tempo sarebbero arrivate.
«Come possiamo sopravvivere al loro attacco?» chiese Numa terrorizzato mentre un uomo, un giovane apparve da una porta nella stanza.
Aveva una specie di esoscheletro, era poco più grande del corpo. Poteva essere un militare.
«Kharn, siamo pronti per l'operazione. La macchina assimilatrice è pronta».
«Grazie Lurath» rispose Kharn che si mise ad operare su una colonna apparsa in mezzo alla stanza «Signor Numa, conosce una teoria chiamata effetto centesima scimmia?».
Numa annuì «Siì, qualcuno sostiene apertamente che se una massiccia quantità di persone crede a qualcosa, ad un certo punto questa idea inizierà ad espandersi a macchia d'olio in un'area piuttosto vasta».
«Ottimo» rispose Kharn premendo un pulsante che sembrò attivare un motore «Le idee sono facili da impiantare, ma cosa succede se operiamo trasmettendo immagini di cose o persone?».
Numa non capiva, perché kharn fosse così tranquillo con quelle creature lì fuori e perché si era messo a fare domande stupide, c'era qualcosa che sfuggiva ma lo lasciò finire.
«Creature che vivono nel flusso temporale non possono uscirne, sono come pesci in una conduttura d'acqua, devono aspettare e sperare che qualche benefattore crei delle fratture nello stesso per poter uscire tranquillamente».
Numa sentiva le creature sempre più vicine e non sapeva come fermare loro e tanto meno il blaterare di quel vecchio. Decise quindi di attivare il dispositivo che aveva in tasca mentre osservava le immagini sulle pareti modificare l'intera storia.
Un'altro uomo armato di esoscheletro entrò scaraventando a terra un uomo con la faccia coperta da un ologramma che la rendeva irriconoscibile.

«Ovviamente noi tutti dobbiamo ringraziala per averci concesso il lusso di vivere anche per un breve periodo al di fuori del tempo puro» rispose Kharn fissandolo negli occhi e facendo sparire l'ologramma dalla faccia del prigioniero che si rivelò essere una copia esatta di quel vecchio impostore. Siamo ormai tutti d'accordo nel poter assumere con naturale certezza chi è copia di chi, se proprio non ci siete ancora arrivati sappiate che l'analizzatore, attivato un minuto prima da Numa, rivelò appena due esseri umani nel raggio di 5km.


-ldmarchesi

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Friday, 5 February 2016

Avventure oniriche

La sperimentazione avviene anche nella letteratura.
Questo sogno l'ho fatto qualche giorno fa e mi piacerebbe vedere se è possibile raccontarlo usando un nuovo tipo di scrittura.

Avventure oniriche - 2 febbraio 2015
Chiudi gli occhi Luca. La stanza è buia, è ideale per dormire.
No. C'è qualcosa nell'oscurità, hai paura? Non essere sciocco. Hai paura del buoi da quando eri piccolo. Ora chiudi gli occhi e dormi.

Non c'è la fai a dormire? Ora svegliati, vai a bere un bicchiere d'acqua e torna a dormire che domani devi lavorare.
Alzati e scendi in cucina. Perché ti senti strano? Sembra che tu sia ubriaco ma non lo sei, la tua mente è annebbiata, non riesci a muoverti bene.
Apri la porta e scendi in cucina. Sarà la stanchezza.
Luca apri la porta, la porta certo, anche se non la percepisci così nitidamente è li davanti a te, devi semplicemente tirarla.
La chiave gira senza far rumore, sfida la nebbia e scendi in cucina.
Chi è? Chi è la figura nella nebbia che ti fissa dal bagno? La percepisci ma non la vedi. Ragiona Luca, ragiona. Sei in casa, la nebbia non può esserci. Una nebbia così nera è innaturale. Bravo Luca lo hai capito. Stai sognando, in realtà sei nei recessi della tua mente ma tutto è ovattato. Non ti muovi bene.
Esci dalla finestra, sarai al sicuro dall'intruso, non pensare a chi possa essere, scappa e basta.
La finestra è motlo più stretta di te, strano te la ricordi più larga. Luca stai perdendo il controllo. Non c'è nessuna finestra in quella direzione, torna al comando.
«Mi farò male a lanciarmi sull'asfalto!» Il tuo istinto di sopravvivenza prevale ma devi riprendere il controllo della tua mente. Luca, fai un test di realtà contati le dita.
Le dita Luca. Anche se non entrano nel tuo campo visivo in alcun modo devi contarle, sono 6. Bravo ragazzo. Buttati.

Affondi nell'asfalto liquido ma sai che non è vero. Lo sai bene.
Esci dall'asfalto. Visto è diventato solido, tutto attorno a te ha preso consistenza, percepisci la materia onirica che si è stabilizzata?
Ora sei nel sogno e ne sei il creatore. Ricordati la missione: "Distruggere universi ed erigere cattedrali".
Te li ricordi gli esperimenti che vuoi fare da qualche giorno?
Esperimento 1 – Leggere nei sogni: Ti dicono tutti che è impossibile. Tu vedi se è vero.
Cerca un cartello e leggilo. Eccolo li. Un divieto di sosta, cosa c'è scritto sopra? Non è un divieto di sosta, è l'indicazione di un café. Visto sai leggere bene anche nel tuo mondo onirico, è del resto perfettamente normale che un divieto di sosta sia in realtà l'indicazione di un ristorante. No razza di idiota non lo è, devi allenarti, perdi il controllo troppo spesso.
Esperimento 2 – I sensi: Percepisci il calore di quel sole immaginario? Percepisci l'aria e la solidità dell'asfalto? Bene Luca. Anche questo esperimento è andato a buon fine ora divertiamoci un pò. Guarda quella finestra. Affacciati. Lo vedi il tipo ce guarda la TV? Digli qualcosa... «Io sono Dio!» ...di intelligente stavo per aggiungere ma sappiamo entrambi che l'intelligienza è da stupidi.
Potevi trovare qualcosa di più intelligente. Almeno si è fatto una risata o ti sei fatto una risata dato che proveniva dal tuo subconscio.
Scorazza per le strade. No, stai attento. Concentrati. Non perdere il controllo.
Due tipi si avvicinano, parlaci Luca. Parlaci... «Mi sapete dire se sto sognando».
Il tipo risponde di si! Già lo sapevi. Perché lo hai fatto? Ho capito. Ti è tornato in mente il sogno che hai fatto da piccolo, hai ripetuto il tutto.
Mettetevi a parlare di qualcosa. Bravi. Intrufolatevi in pensietri filosofici. È interessante parlare con loro. Certo che lo è parli con te stesso. Ottimo ragazzo, hai perso il controllo. Sei di nuovo un passeggiero ora. Concentrati, torna a pilotare, torna al comando. Bravo, così.
«Hai 5£» ti chiede il tizio. «No non li ho». Cammina ragazzo, ma aspetta, perché gli hai detto di non averli? O sei così spilorcio da non voler nemmeno dare due soldi onirici al tuo subconscio. Li hai in mano Luca ora girati e daglieli.
Sono spariti. Bene, continuiamo.
Ora fa un bel salto. Dai più in altro. Devi ripetere il salto qualche volta ma alla fine sei al di sopra dei tetti. Ora vola verso quel grattacielo. No, non ce la fai, perché non riesci a prendere la rotta? Devi allenarti di più. Ti è molto difficile iniziare a volare anche se sei già in aria. Allenamento Luca. Lo vedi quel pianeta vicino al sole? Ci andiamo? Senti quella voce. La nuova piattaforma di lancio interstellare davanti alla national gallery aspetta solo di essere testata. Vai e usala.
Stronzi. È solo una pista di pattinaggio.

Apri gli occhi, sei di nuovo nella tua camera, ora alzati, fai colazione e vai al lavoro. Buona giornata. Accendi la luce ragazzo.
Ma non funziona, c'è di nuovo la nebbia. Sta arrivando il momento che temi più di tutti. Percepisci che non ti sei alzato nemmeno a livello onirico. Sei ancora sdraiato sul tuo letto. Sei paralizzato.
Le vedi? È li nell'ombra che ti osserva mentre tu pralizzato senti inerme la vibrazione che arriva. No, non sei ancora pronto per il viaggio astrale.
La vibrazione si fa sempre più forte ma tu ti dimeni per renderla inerme, per far si che il tuo subconscio capisca che non vuoi ancora fare quell'esperienza. Hai paura vero? Temi delle creature che sai bene non esistere.


Lo senti il boato che inonda la stanza? Luca svegliati, è la canzone che hai messo come sveglia, la senti? Bravo sei sveglio. Datti un pizzicotto. «Ahi» bisbigli nel tuo letto. Si Ragazzo. È finita. Vai al lavoro e goditi la giornata.

-ldmarchesi

Tuesday, 2 February 2016

Hai impegni per la fine del mondo? - Capitolo 1

Premessa:
Sono quel tipo di persona che quando vede il "Back to the future" di turno si mette a lanciare imprecazioni sulle falacie logiche in esso contenute. Non vado per il sottile e quando scrivo e nei miei romanzi avviene qualcosa che va contro le leggi della fisica e le logiche che ne derivano, magicamente appare una tecnologia (e non solo) a doc per rendere ciò artificialemten possibile.
Tuttavia questo romanzo ha fallacie logiche di base che farebbero aizzare chiunque sia come me, vi chiedo di accettarle ai fini della trama.

Capitolo 1:
Un vortice si aprì nel centro di una piccola piazza vuota di Torino nel cuore della notte. Ne uscì un vecchio uomo vestito in maniera molto elegante.
Rimise il braccio nella singolarità e, prima che questa si richiuse, l'uomo ne estrasse il bastone da passeggio che sarebbe se no rimasto nell'oltreverso.
Il suo volto era sfregiato da una vita passata lontano da qualunque posto che potesse essere definito casa.
Dalla sua tasca giunse un sonoro bip bip bip. Proveniva da un piccolo smartphone su cui erano impresse le coordinate spaziotemporali del nostro viaggiatore.

158/2015
Localizzazione: Torino
Tempo di arrivo stimato: 14 minuti
Tempo mancante all'evento: 26 minuti

Gli era nota la barbaria di quel tempo, ciò gli fu confermato quando sentì da una stradina vicina, il frantumarsi di una vetrina e l'inconfondibile rumore di una scazzottata.
Ci mise quasi un quarto d'ora per raggiungere la dimora della famiglia Numa.
La casa era un loft molto spazioso e lussuoso che era appartenuto alla sua famiglia per quasi tutta la storia del genere umana.
All'ingresso un'avvenente signora di mezza età lo fece passare attraverso una barriera sonica.
«Posso vedere il suo invito signore?» chiese lei con un educato ma cinico sorriso mentre cercava di disattivare una spia evidentemente mal funzionante che indicava l'apertura di una delle porte sul retro.
Il vecchio uomo mostrò lo schermo del tablet. Non era uno degli inviti standard, anzi a dire il vero non era nemmeno un invito, era semplicemente la foto di un muro in rovina «Mi scusi ma questo non è valido, non posso farla entrare».
«Purtroppo io vengo da un punto un pelo irraggiungibile» rispose l'uomo che si presentò come Khard.
«Che cosa intende?» chiese la signora disorientata «Non ha senso la sua affermazione, se lei è il padrone di casa deve avere per forza anche l'invito»
«Diciamo che molte cose sono andate perdute in una guerra, mi lasci passare, ho fatto molta strada».
La donna lo lascio passare pur mantenendo un certo scietticismo, d'altronde non poteva sapere con certezza se stesse mentendo o meno.
All'interno della struttura, modificata con una tecnologia di espansione temporale, vi erano almeno 6000 persone vestite nei modi più bizzarri e creature che Khard aveva visto in libri di storia antichissimi.
Fu difficile muoversi in mezzo a tutta quella gente, al punto che l'uomo non si preoccupò nemmeno molto del bracciale che gli cadde nei pressi di due filosofi rinascimentali che stavano discutendo delle geniali invenzioni di un uomo che entrambi conoscevano bene e che, secondo i loro discorsi, doveva chiamarsi Leonardo da Vinci. Khard non ne aveva mai sentito parlare ma uno dei due era un suo grande amico.
Si avvicinò ad una delle antiche e preumane creature che, essendo visibilmente disorientate,si erano isolate in punti poco visibili della stanza. Affascinato, offrì un pancake al proconsul il quale mangiò senza farselo ripetere.
«Affascinanti creature vero?» disse una donna alle spalle di Khard che si girò di colpo spaventato.
«Già. Pensare che noi deriviamo da loro è assolutamente meraviglioso, non sarà mica Lucy?»
«Oh, no, no, no» la donna, che aveva delle protesi sicuramente bioniche, sorrise e continuò «lui è un padre di famiglia, ha una compagna e un figlio» spostò l'attenzione di Khard verso le zampe sporche di cenere vulcanica «lui viene da Laetoli, una singolare località a sud del Serengheti».
I due si guardarono, poi la donna allungò la mano per presentarsi «Mi chiamo Natasha Numa, vengo dal 16750».
Khard osservò la donna per un minuto buono. Non si sa bene per quale motivo mada quando i cyborg avevano iniziato a potersi movere liberamente sulla Terra avevano continuato ad usare la forma umana, ciò non è mai stato spiegato dagli scienziati. Insomma, capiamoci, è così inabile alla vita come era stata intesa all'inizio dal cammino evolutivo.
La forma umana era inadatta a vivere senza un ingente supporto tecnologico alle spalle, buona solamente per l'aumento della capacità celebrale ma loro sono robot. Possono assumere qualunque forma vogliano pur mantenendo la capacità di calcolo.
Chi siamo noi tuttavia per capire cosa passi nella mente di una IA.
Khard non ci doveva più pensare quindi spostò lo sguardo dal viso al vestito che indossava. Una struttura chiamate seta elettrica che ricarica le batterie grazie all'elettricità statica, si accorse di non essersi presentato.
«Il mio nome è Edward Kharn» rispose stringendo la mano a Natasha che rimase eletrizzata per pochi secondi. Kharn si scusò, le sue dita erano state rimpiazzate con strutture di metallo e i collegamenti elettrici alle volte facevano i capricci, si risparmiò di spiegarle come erano anche utili per trasmettere dati semplicemente toccando qualcosa.
«Interessante» ribattè Khard avendo capito dove la donna voleva arrivare «Mi scusi signorina ma dovrei andare» e con un sorriso ricambiato si congedò.
Poco lontano due uomini stavano osservando il grande anello che circondava il soffitto.
Uno dei due era una di quelle forme umanoidi pre cybernetiche che avrebbe dato il via da li a qualche secolo al meticciato tolale tra macchina e uomo, indossava degli occhiali e una tuta di materiali che in quelpresente non erano nemmeno fantasia, la faccia era contornata da tautaggi che sembravano avere un qualche tipo di utilità informatica anche se Khard non sapeva bene quale «Stabilizzatori caotico-quantistici, l'ultimo modello. Per poter fare in sicurezza riunioni come questa servono dei simili gingilli».
«Ultimo modello? Questi compensatori sono vecchi di migliaia di anni mio caro Numa» rispose l'altro che a differenza del precedente indossava un vestito che sembrava di metallo vivo, dava l'idea di modificarsi per permettere alla persona di poter muovere ogni sua parte anatomica. Gli occhi erano gialli, come fossero due analizzatori «Potrei sistemare tutto e mettere l'ultimo modello».
«Certo, prima dobbiamo chiedere al padrone di casa, signor Numa».
«Siamo noi i padroni di casa signor Numa» rispose scoppiando a ridere assieme al suo interlocutore.
Khan quasi inciampò sui cavi degli stabilizzatori che percorrevano parte del pavimento e perse il suo anello più prezioso nel tombino sottostante il sistema di raffreddamento.
«Tutto bene signore?» chiese l'uomo con gli occhi gialli aiutandolo a rialzarsi. SI rivolse poi all'altro tizio «Con i nuovi modelli si evitano questi incidenti» dopodiché sorrise a Kharn che scrollò lo spalle andandosene.
I due lo osservarono per qualche secondo e ricominciarono a dialogare criticando il fatto che purtroppo sapevano bene entrambi che nessuno li avrebbe mai cambiati.
Dietro una colonna due signori stavano ascoltando attentamente un ragazzo. Uno dei due interlocutori era, da quanto Khard potesse aver capito, il padre che il ragazzo aveva appena ritrovato, morto quasi dieci anni prima
Il vestito del ragazzo venne subito riconosciuto da Khard come le tute utilizzate dagli astronauti delle prime navi interstellari lanciate dalla Terra. Una tuta a pezzo unico principalmente grigia con degli ornamenti neri che coprivano le cuciture. Sulla spalla destra era attaccato un badge con cucita la lettera S mentre sul petto,all'altezza del cuore, vi era cucito un cerchio blu con all'interno un razzo stilizzato con le lettere HSE che lui riconobbe come l'acronimo di Human Space Explorer.
Con gli occhi di un bambino davanti ad un giocattolo nuovo, Khard si avvicinò al ragazzo che spiegando ai signori di come,un minuto prima,la sua nave stesse, in seguito ad una battaglia, cadendo verso un buco nero, tuttavia lui era vivo.
« Particelle esotiche» esclamò Khard ottenendo l'attenzione dei tre.
«Come?» chiese il ragazzo.
«Libera parte delle particelle esotiche dal serbatoio delle celle di curvatura, un fascio laser anche a minima potenza, con quel cataclisma gravitazionale, dovrebbe eccitarsi a sufficienza per far detonare la nube di particelle spingendovi fuori dall'orizzonte degli eventi» rispose Khard lasciando i tre sbigottiti.
«Beh, grazie» rispose il ragazzo che si presentò come Denis Kobara.
Prima di andarsene l'uomo si assicurò di essersi segnato le coordinate spaziotemporali del buco nero.
L'intera stanza si evolveva attorno ad un lungo tavolo pieno di nomi e su quasi 4 piani.
Su uno dei lati della stessa vi era una balaustra dal quale l'attuale padrone della casa osservava i sui parenti.
Khard aveva passato anni a studiare le planimetrie della casa. I primi sapiens iniziarono con una palafitta di legno e paglia ma con il passare dei secoli, il progresso di materiali e scienza avevano portato quella casa ad essere l'immensa e supertecnologica struttura che stava ospitando quella paradossale riunione.
Khard si guardò intorno e tentò di prendere l'attenzione di tutti i presenti.
«Salve a tutti signori» immediatamente tutti i presenti si girarono per ascoltare il nuovo arrivato.
«Mi piacerebbe cercare di capire chi abbia organizzato tutto questo, mi piacerebbe poi capire il perché riunirci tutti in un unico momento della storia».
«Lei chi sarebbe?» chiese l'uomo che era appena entrato nella stanza tenendo sottobraccio la stessa donna che era all'ingresso pochi minuti prima «Glielo chiedo in quanto il suo nome non è nella lista».
Khard scoppiò a ridere «Ovvio che non lo è, raggiungermi era impossibile».
«Raggiungerla era impossibile?» chiese un altro dei partecipanti «Siamo andati a prendere gente dall'alba dei tempi, passando per il medioevo, per la seconda guerra mondiale e poi, anche alla fine del mondo, come poteva essere impossibile raggiungerla?».
«Vedete miei cari? Io sono l'ultimo» rispose sollevando un brusio generale «Io vengo da un futuro stimato di 16 miliardi di anni e poco dopo la mia morte, qualche minuto dopo, l'universo dovrebbe finire» prese una pausa «Ora. Qualche millennio prima della mia nascita vi è stato un crash, una rottura che ha incrinato il tessuto dell'universo creando una specie di barriera fittizia oltre la quale parte del tempo viene rispedito indietro. Io sono arrivato da oltre quel lasso di tempo e quindi raggiungermi con i convenzionali viaggi nel tempo non era possibile».
La gente era stupefatta. «Come ci ha raggiunto?» chiese l'attuale padrone di casa.
«Domanda interessante. La rottura era solo nel nostro universo. Sono uscito da esso e ho varcato il corridoio temporale da fuori, poi sono rientrato e il gioco era fatto» rispose Kharn sorridendo «Più o meno fatto, è stato faticoso, le leggi della fisica mi erano piuttosto ostili nello spazio tra gli spazi».
«E come è arrivato a questa riunione?» chiese un uomo con un camice da scienziato che fino a pochi minuti prima stava analizzando dei pilastri di metallo.
«Ho trovato la casa sepolta in un'antica città, sapevo che apparteneva alla mia famiglia e ho trovato alcune testimonianze di questo evento» prese una pausa «Tuttavia io continuo a chiedermi per quale motivo una persona dovrebbe voler riunire tutti i suoi antenati e discendenti sotto un unico tetto» si guardò intorno «Beh, quasi tutti, ne mancano parecchi. Li avete pescati dall'alba dei primi ominidi fin quasi alla rottura temporale, siete riusciti a vivere tutti nella stessa casa per 10 miliardi e mezzo di anni, casa che è stata costruita quando i proconsuli stavano ancora aspettando di espandersi nel mondo da quello che ho scoperto» Kharn sorrise «Non avete paura delle implicazioni che questo avrà sul tempo?».
Numa (il creatore dell'evento) si avvicinò a lui e rispose orgogliosamente «Possiamo diventare dei sulla Terra, possiamo guidare l'umanità verso i binari che vogliamo, verso i binari giusti».
Kharn rise sommessamente «Gli dei non esistono più da tantissimo tempo, forse non sono mai esisiti e per dio, rappresenteremmo una singola famiglia nel corso del tempo, una singola persona ogni 40 anni circa, non potremmo mai controllare il mondo. Le altre civiltà non ce lo permetterebbero».
Una voce semirobotica parlò alle sue spalle, era un cyborg che Kharn riusci a datare a 2 miliardi di anni prima della rottura «Le altre civiltà potrebbero diventare marionette nelle nostre mani».
«Marionette nelle nostre mani?» Kharn era sbigottito «Ma ti senti quando parli? Io conosco la storia meglio di tutti voi e so per certezza totale che il retaggio di un simile atto sarà la fine del mondo nuda e cruda».
Il bip bip bip del suo smartphone attirò la sua attenzione ma non quella dei presenti, per pochi minuti osservò lo schermo pur continuando a parlare con quel gruppo di decelebrati.
Uno dei tanti Numa del futuro alzò la voce «Perché abbiamo scoperto il viaggio nel tempo se non possiamo migliorare il mondo?»
Kharn rispose con calma «Anche l'energia atomica è stata inventata per migliorare il mondo, tuttavia sappiamo che la madre degli idioti è sempre incinta. Qui non volete migliorare il mondo, volete privatizzare la storia.»
Kharn premette un paio di tasti sul suo smartphone e immediatamente la stanza si oscurò.
Un film olografico mostrò delle scene di guerra «La battaglia di Stoccolma del 13457. Il mondo si ribella a un tiranno chiamato Theodorio Numa» Kharn era intento a far scorrere le immagini quando quello stesso tiranno si alzò da una sedia poco distante da lui «vedi caro Kharn, tutto ciò che io ho fatto rimarrà nella storia in quanto loro si sono ribellati al sistema che noi stavamo creando».

«Possibile che non capiate quanto ciò sia sbagliato?» Kharn era andato fin lì per cercare di far cambiare idea a quel gruppo di trogloditi con cui purtroppo condivideva parte del corredo genetico quindi restava una sola cosa da fare. Doveva mostrare all'artefice della riunione il mondo che avrebbe creato.


-ldmarchesi

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Qui trovate il capitolo 2.